Libri: Gli incubi di Hazel, una favola gotica dal cuore imbottito
Il romanzo di esordio dello scrittore newyorchese Leander Deeny un onirico mostruoso e scottanti verità.
Quando si passeggia per la libreria non si può non notarlo né evitare di toccarlo. Dalla copertina lei ci osserva, piccola e spaurita, in mezzo ad un viale di alberi scheletrici. E allora lo compriamo, così per istinto, e andiamo a farle coraggio. Lei è Hazel.
Iniziamo a conoscerla mentre i genitori, in partenza per l’Egitto, la accompagnano nel tetro maniero di zia Eugenia, una donna austera e dispotica. Spaventata dall’atmosfera lugubre ma decisa a non perdersi d’animo, Hazel inizia a gironzolare per la casa. Conosce suo cugino Isambard, figlio di zia Eugenia, unica figura quasi amica per quanto bizzarra. Lui le presenta il suo folto gruppo di creature: un cane con la testa di legno, un gruppo di paperelle che fumano sigarette nello stagno, due maiali senza zampe.
Il tempo sembra comunque non scorrere mai e di certo la compagnia di quel cugino così taciturno e inquietante non aiuta la nostra protagonista. Così una notte Hazel decide di esplorare anche il bosco. Qui s’imbatte in tre creature mostruose: il pitonspino (un pitone con la testa di porcospino), il gorillopardo (un gorilla con il corpo da ghepardo) e la ranostrica (un’ostrica con le zampe da rana). Professione: incubi di zia Eugenia. Ma ricapitoliamo: una zia arcigna spaventata a morte ogni notte, un cugino sui generis assemblatore di creature, un mistero che avvolge la morte del marito di Eugenia. Sembra tutto così assurdo e Hazel è sempre più decisa a scoprire cosa ci sia dietro.
Seppur osannato dalla critica e paragonato ai piccoli capolavori di Lemony Snicket (autore di “Una serie di sfortunati eventi”), “Gli incubi di Hazel” è libro fatto di promesse non mantenute. I punti saldi della narrativa gotica per ragazzi ci sono tutti e all’inizio la narrazione sembra procedere per il verso giusto ma è solo un momento. Non c’è coinvolgimento e la storia che dovrebbe trasformarsi in un vortice avvincente evolve invece verso noiosi dialoghi e luoghi comuni. Il momento in cui Hazel svela la verità e capisce che niente era come sembrava all’inizio è uno dei momenti più belli ma il capolavoro è un’altra cosa. E i bambini lo sanno.
© Il Domani Andriese - 2009

giovedì, 9 settembre 2010
















