Un’icona bizantina nel cuore della cattedrale

La città conserva la raffigurazione della Madonna dell’Odegitria tra le più belle della Puglia.

Madonna con bambino.

Nella zona presbiteriale all’interno della cattedrale di Andria, sulla parete destra, vi è una sontuosa cornice policroma che insieme ad altri arredi liturgici, alcuni presenti nella stessa chiesa, proviene dal monastero e chiesa della suore benedettine di clausura che fino al 1938 doveva sorgere dove oggi vi è il mercato coperto nei pressi dello stesso duomo.

La cornice, con i due comunichini, attraverso cui le monache ricevevano la Comunione, e le due acquasantiere, che attualmente si trovano anch’esse in cattedrale, sono opera di Domenico Cocatrida di Monopoli e risalirebbero al 1775.

Nella cornice dominata da una colomba, emblema dello Spirito Santo e culminante in una corona, le suore di clausura adoravano Gesù Bambino di Praga. Oggi, invece la cornice, accoglie la copia di una delle più belle opere d’arte della nostra città: l’icona della Madonna di Andria, il cui originale proviene dal monastero delle benedettine. Si tratta di un frammento di dipinto su tavola, di cm 72 x 52, che rappresenta un’Odegitria, considerata la più famosa e la più bella delle icone pugliesi, quasi un prototipo per tutte le altre ad essa coeve. È datata intorno al 1275 e si avanza l’ipotesi che si tratti di un’opera di arte bizantina, importata in Italia.

L’icona forse non godette mai di un particolare culto, infatti, tagliata in un periodo imprecisato, fu ritrovata fortuitamente in un angolo della retro sacrestia della cattedrale insieme ad altri quadri, quasi dimenticati, sottovalutando il suo alto valore artistico. L’icona presenta la Vergine che emerge dal fondo dorato, colore simbolo di eternità, ed è avvolta nel marphorion blu con bordature giallo ocra, con uno sguardo maliconico che fissa un punto remoto, forse perché presciente della Passione di Cristo, ma contemporaneamente guarda il fedele affinchè compartecipi al Suo dolore e rifletta sul sacrificio estremo che suo Figlio affronterà per liberare gli uomini dal peccato.

Il Bambino è sulla destra e indossa una veste porpora, benedice alla greca, l’anulare è unito al pollice, raffigurante la natura umana e divina che si incontrano, ed è tenuto con vigore dalla Madre, quasi volesse proteggerlo dal Suo futuro inevitabile che rientra nel grande disegno voluto dal Padre. Egli guarda la Madre con estrema dolcezza. Perciò quello che colpisce è innanzitutto il contrasto delle espressioni dei volti: Maria non guarda Gesù, ma da Lui è guardata. L’occhio destro della Madre, esattamente sulla linea di centro dell’icona attira l’attenzione dei suoi figli. Il capo lievemente inclinato, conduce al Figlio, indicandolo, mostrando quindi ai fedeli il Cammino verso la salvezza e la redenzione.

I comunichini del Monastero delle Benedettine.Un’ altra differenza tra le due figure sta nei nimbi, quello della Vergine semplicemente dorato, mentre su quello del Bambino campeggia una croce dipinta di rosso. L’icona quindi rappresenta una sorta di catechesi dipinta, in quanto offre una lezione di teologia eccezionale: la Vergine, Madre di Cristo e corredentrice degli uomini attraverso i suoi dolori; Cristo la vera redenzione.

Anche se non è certa la provenienza orientale dell’opera, il tema iconografico, che lo è senza dubbio, mostra una raffinatezza elevata dei particolari sia nel trattamento pittorico che nel movimento delle pieghe delle vesti.

© Il Domani Andriese - 2009

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