La lettera: “Andria non è un paese per bici”
Un lettore scrive alla nostra redazione e racconta la sua avventura tra le piste ciclabili della città.
“Andria non è un paese per bici e non è una novità. Non è un paese per bici perché probabilmente l’ idea di uscire in bici è a dir poco aberrante, ma non è un paese per bici anche perché non sono mai state messe in atto politiche che favorissero l’uso di questo fantastico mezzo di trasporto alternativo. O forse no?
In realtà qualcosa è stato fatto: incentivo comunale di 70 euro per l’ acquisto di nuove biciclette per esempio e non dimentichiamoci l’ ultimo giro d’ Italia passato proprio per la nostra ridente città e che avrebbe potuto e dovuto far scoppiare una vera e propria moda per questo mezzo. La realtà è che con le bici è difficile girare nel traffico oltre all’ annoso problema di non sapere dove lasciarle, le rastrelliere ci sono, ma si sa già in partenza che non è detto che le biciclette saranno ritrovate integre.
La prima cosa da fare per incentivare l’uso della bici è realizzare piste ciclabili. Ormai tutte le città del mondo ne hanno perché al solo vederle vien voglia di uscire in bici, e Andria non fa eccezione sebbene siano collocate tutte nel quartiere europa e a dir la verità non collegano un bel niente.
Una bella serata di luglio un cittadino qualsiasi (io) esce in bici con lo scopo di vedere come sono le fantastiche piste ciclabili andriesi ed ecco il resoconto (ci tengo a precisare che è tutto vero e documentato).
Innanzitutto la prima caratteristica comune a tutte le piste ciclabili trovate è il buio. Sono realizzate su marciapiedi con alberi folti che coprono la luce dei lampioni e quindi si è costretti a girare nella semioscurità, ma questo non è un gran danno, qualcuno addirittura potrebbe dire che “fanno atmosfera”. Più che altro il problema è che questi alberi sono in buona parte molto bassi, per cui si è costretti ad abbassarsi per non urtarli, ma forse nessuno aveva previsto che le piste ciclabili sarebbero state davvero percorse da qualcuno.
Procedendo nella mia tranquilla passeggiata ecco una bella coppia di mezza età che cammina mano nella mano sulla mia pista ciclabile, che teneri che sono, peccato che potrebbero camminare un metro più in là dove c’è un perfetto marciapiede, ma loro non lo sanno che quella è una pista ciclabile (pista che ?!?) , li scanso e proseguo.
Ma guarda un po’, l’ asfalto luccica, che carino… Oh, in realtà sono migliaia di pezzi di vetro, arrivati qui chissà da dove, evitarli è impossibile, non mi resta che pregare e continuare a pedalare ed ecco che il primo tratto di pista ciclabile si interrompe improvvisamente, bruscamente e sono costretto a scendere dal gradino ( ma sono giovane e posso permettermelo).
Attraverso la strada e ne trovo un’ altra. Risalgo e riparto. Macchine parcheggiata nel bel mezzo della mia adorata pista ciclabile, alcune lo sono solo momentaneamente perché stanno uscendo dal garage, altre sono proprio parcheggiate, ferme, immobili e senza nessuno dentro, ma non mi lamento. Le evito a fatica e proseguo, ecco finisce anche questo tratto, dovrei attraversare la strada ma che succede? Ecco un’ altra auto che mi ingombra il passaggio, ancora una volta sono io a dovermi adattare, punto i piedi a terra giro la bici e scendo dal gradino. Questo è davvero il peggio…o forse no?
Mi sa che ho parlato troppo presto, salgo su un’ altro tratto di pista ciclabile e vedo ciò che non avrei mai immaginato di trovare, un chioschetto che vende panini.
Fin qui niente di male, se non fosse che ha ostruito tutta la mia bella pista ciclabile con i suoi tavolini, ancora una volta scendo il gradino e me ne vado alla volta dell’ ultimo tratto disponibile ed ecco, verso la fine, un bel pub, anch’ esso con tavolini e gente che chiacchiera, passeggini e chi più ne ha più ne metta.
Tutta gente che mi guarda male, pensando che sia io ad essere strano perché giro in bici dove non si dovrebbe. Scansando la gente riesco ad uscire dalla sede estiva di questo pub ed ecco che anche l’ ultima pista ciclabile si interrompe. Così all’ improvviso: c’è un cantiere in costruzione. Scendo anche da quest’ ultimo magnifico gradino e me ne torno a casa, sconfitto, depresso ma con un antidolorifico magnifico sotto il culo”.
Savino Tammaccaro – lettore del Domani Andriese
© Il Domani Andriese - 2009

giovedì, 9 settembre 2010















Savino, non ti conosco, ma non mollare. Il futuro è di chi tenta d migliorare lo status. trova amici e fai notare come sia difficile driblare le sedie e i tavolini. Ci rimetterai di crema per deretano ma l’obiettivo che raggiungerai (perchè lo raggiungerai) ti ripagherà di certo.
Io, da cittadino andriese, non ho mai creduto che la nostra città sia in grado di tenere il passo dei mutamenti culturali che rapidamente si susseguono. Sono fermamente convinto che, e lo dico a malincuore, certe iniziative non debbano neanche essere pianificate, data la loro certa sorte.
Può sembrare un discorso arrendevole e superficiale, ma qui stiamo parlando (non lo dimentichiamo) di soldi di noi cittadini che vengono investiti in attività che sono destinate a chiudersi anzitempo, con i risultati che tutti conosciamo.
Io, questi soldi, comincerei a utilizzarli e convogliarli verso i veri bisogni dei cittadini: pensiamo per una volta ai senza tetto; pensiamo alle strade dissestate e pericolose che circondano la nostra rete viaria (e ora voglio vedere cosa la nuova Provincia sarà in grado di fare sulle strade provinciali di sua competenza); pensiamo alla fatiscenza di alcuni edifici scolastici ( dove le menti dei nostri figli dovrebbero trovare stimolo e giusta attenzione); pensiamo, ancora, ai servizi cittadini (assenti o del tutto inefficienti).
E invece no, noi vogliamo essere al passo coi tempi, costruire piste ciclabili (senza sapere come si usano); rifare ville comunali, senza sapere che due giorni dopo saranno imbrattate, sporcate e colme di siringhe; noi pensiamo ai festival intellettuali e alle manifestazioni culturali (attrazione, da sempre, di un pubblico selezionato e di certo non giovanile).
Bisogna essere più pragmatici: noi, al passo coi tempi, non possiamo esserlo.
E dato che di bisogni PRIMARI ce ne sono davvero tanti, io comincerei a investire tempo e risorse su questi, con la speranza che le generazioni future possano davvero dare un taglio netto a questa storia: potranno farlo solo se noi insegneremo loro come farlo, se noi daremo loro il bagaglio necessario di mezzi e conoscenze per provarci.
Un cittadino andriese, studente fuori sede, profondamente deluso dalla propria città, sebbene infinitamente innamorato di Lei.
Io purtroppo voglio raccontarvi un triste episodio accadutomi sabato mattina 3 luglio 2010. Sono da anni un donatore di sangue iscritto alla Fratres.
Sabato mattina per la prima volta mi è venuta la pessima idea di andare in ospedale in bici. Ho legato con catena e lucchetto la mia bici alla rastrelliera all’interno dell’ospedale, esattamente quella a fianco del bar.
Sono entrato nel reparto, ho donato il sangue e dopo circa 30 minuti o terminato. Esco e non più trovato la mia bici. Ero inferocito. Nessuno come sempre a visto niente. Sono tornato a casa a piedi. Le conclusioni traetele voi ;-((( sig..sig…;-(((
vorrei la mia citta piu vivibile piu onesta vorrei la mia citta piu mia!
Vorrei rispondere molto brevemente a Davide Cannone. Hai ragione nel dire che bisogna essere pragmatici, andare al nocciolo del problema più vicino. Ma questo modo di fare non dovrebbe escludere l’intento di raggiungere obiettivi “alti”. L’abilità nei nostri amministratori dev’essere quella di conciliare entrambe le cose e penso che sia solo questione di tempo. Una soluzione potrebbe nascere studiando l’atteggiamento dell’andriese “D.O.C.”. Qual è la cosa a cui questo simpatico essere tiene di più in assoluto? Penso il suo istinto di proprietà. (prova parcheggiare lì dove la simpatica vecchina di turno ha piazzato la sua bella sedia per prendere aria). Conclusione: ciò che l’adriese D.O.C decide di lasciare incolume da atti vandalici è ciò che gli appartiene veramente. Fino a quando il concetto di cittadinanza, di territorio, di “comune proprietà” non entreranno nelle capocce dei nostri barbari conterranei non avremo risolto nulla. Ecco la necessità di far proliferare le manifestazioni culturali che aiutino a “scolpire” nel modo giusto le marmoree menti andriesi.