Da Trimoggia a San Nicola, la devozione popolare si sposta dentro le mura
La chiesa del centro storico, tra le più antiche della città, riferimento per i fedeli.
Non molto distante dal largo grotte Sant’Andrea, si trova una delle chiese più antiche di Andria: si tratta di San Nicola. La tradizione fa risale la sua costruzione al 1104, quando il vescovo Desidio concesse ai trimodiensi, abitanti di un antico villaggio periferico che sorgeva nei pressi dell’attuale Santuario del Ss. Salvatore, di trasferirsi nelle mura cittadine per assicurarne una maggiore protezione.
Inizialmente doveva comprendere solo l’attuale zona presbiteriale, ma dopo l’invasione degli ungheresi nel 1350, fu ampliata. La facciata neoclassica è semplice ed austera, accordata allo stile barocco. Ha tre portali, di cui, quello centrale di dimensioni maggiori, mentre in alto campeggia un finestrone barocco con una vetrata che rappresenta una croce da cui emerge la figura di San Nicola di Myra, con pastorale e paramenti vescovili.
L’interno è ad aula unica con sei cappelle laterali, periodo compreso tra il 1796 e il 1805 fu rimaneggiata secondo lo stile barocco, abbellita da marmi policromi, stucchi e modanature di vario genere. Una volta entrati in chiesa si percepisce la grandiosità delle forme, e lo sguardo convoglia verso il presbiterio impostato su quattro possenti colonne di pietra, con volta a raggiera recante al centro la Colomba, simbolo dello Spirito Santo.
Al di sotto domina l’altare maggiore opera dello scultore padovano Antonio Corradini d’Este (1668–1752) che nel 1750 per volere del duca Ettore II Carafa, andò a sostituire l’altare ligneo precedente. Questo fu possibile grazie al lascito testamentario fatto dal canonico della Basilica di San Nicola di Bari, mons. Nicola Francesco Ponzio, morto nel 1731. Sua madre era andriese e qui possedeva diversi terreni, quindi non avendo successori, li donò alla nostra collegiata di San Nicola.
L’attuale altare reca al centro il busto di San Nicola in metallo dorato in una conchiglia, con ai lati il tetramorfo e ancora lo stemma del canonico Ponzio (una barra gialla dentata e diagonale, su fondo rosso). Il ciborio, invece, è decorato con un altorilievo con i simboli eucaristici. Sopra l’altare è posto un crocifisso ligneo, databile ai secoli XVI–XVII. Pregevole, a destra dell’altare maggiore, una mensola “dispensa” del XVIII secolo, fatta di agata e madreperla con intarsi arabeschi. Accanto in una nicchia è conservato il busto processionale di San Nicola di Mira (1910) in argento e argento dorato.
Ma oltre a questi importanti arredi sacri, altrettanto interessanti dal punto di vista storico-artistico sono le tele che ornano la chiesa e gli altari laterali. Molte delle tele sono attribuibili a Vito Calò, allievo del ben più famoso pittore molfettese, Corrado Giaquinto. Sue sono sicuramente: una bellissima tela della Crocifissione (1804 – 1805) con ai piedi della Croce Maria di Magdala e San Giovanni, posta nella prima cappella a sinistra, e le due tele poste dietro l’altare, una che raffigura l’ebrea Ester che alla presenza del re di Persia, Assuero, implora la salvezza degli ebrei dallo sterminio, e l’altra che rappresenta il giudizio di re Salomone, re di Israele.
La chiesa di San Nicola rappresenta un’altra bellezza nascosta nel nostro centro antico che non finirà mai di stupire quanti addentrandosi nelle sue stradine vogliano scoprire luoghi di culto maestosi, simbolo di una grande devozione popolare degli andriesi.
© Il Domani Andriese - 2009

giovedì, 9 settembre 2010

















