Libri: la ricerca della “Grammatica di Dio” tra storie di solitudine e allegria

La scrittura schietta e incalzante di Stefano Benni regala scorci agrodolci di vita.

La copertina del lavoro di Benni.

Un uomo in impermeabile, straordinariamente somigliante allo scrittore, ammira una grande nube bianca e grigia e un cielo stellato tra cui spiccano le lettere A, B, C. Alcune stelle sono luminose, altre più nitide, alcune sono cadenti. Quando sfioriamo per la prima volta “La grammatica di Dio” non possiamo non soffermarci un minuto sulla copertina.

Benni dipinge un cielo di storie che hanno un unico filo conduttore: l’amarezza della solitudine. Accompagna la tristezza, si mescola con la comicità, ride con lo stupore, gioca con il senso del macabro, si sposa alla perfezione con il pragmatismo, danza con la crudeltà, va a braccetto con la solitudine, si risolleva con l’ironia, collega la morte al senso dell’esistenza.

“Tra gli dèi che gli uomini inventarono, il più generoso è quello che unendo molte solitudini ne fa un giorno di allegria.” Questa frase di Callistrato ci introduce nei mondi della Grammatica di Dio. Conosceremo personaggi di tutte le estrazioni sociali, di tutti i tempi, di tutte le età, li incontreremo in situazioni ai limiti dell’assurdo e del verosimile. Se all’inizio della storia saranno dipinti come potenti, alla fine saranno annientati dalla situazione. Al contrario, quelli che vivranno ai margini troveranno quasi sempre un riscatto nel corso degli eventi.

Da Boomerang a I due pescatori, Benni si arma della sua “ironia” e svela senza moralismi la disumanità cui gli uomini si stanno abbandonando. Emerge un mondo in cui ci si sfiora ma non ci si tocca, si parla ma non si comunica, si brama tutto e non si gode di niente, ci si sente abbandonati e si mette alla gogna l’amore. Gli uomini diventano puntini su un grande schermo, eternamente insoddisfatti, vittime delle proprie ossessioni e carnefici con i più deboli.

Frate Zitto, riferito ai volti umani, dice: “Erano il libro del mondo, ma non potevano raccontarlo. Nessuno di loro poteva spiegarmi la grammatica di Dio”. Il protagonista dell’omonima storia si rifugia nell’assoluto silenzio perché è convinto che solo nell’assenza della parola possa rivelarsi la divinità.

Nell’epoca della comunicazione globale, Benni ci dimostra che la solitudine sta aumentando e che la parola, portata all’eccesso, sta diventando asfissiante. In questo quadro desolato, spiccano momenti straordinariamente comici e allegri. Benni ci saluta con l’ultima storia, una delle più belle, e ci indica la speranza come unica soluzione possibile in grado di annientare persino la Morte.

Attraverso la sua scrittura schietta e incalzante, il genio dello scrittore bolognese ci regala scorci agrodolci di vita, di Storia e di noi.

© Il Domani Andriese - 2009

1 Commento

Trackbacks

  1. Libri: la ricerca della “Grammatica di Dio” tra storie di … | Libri

Lascia un commento

Nota: I commenti sono soggetti a moderazione. Verranno pubblicati solo quelli che indicano nomi, cognomi e indirizzi mail ad essi riconducibili. Questo giornale ritiene che ognuno abbia diritto di dire la propria opinione ma che debba farlo senza nascondersi dietro nick o pseudonimi. È un atto di partecipazione e trasparenza.

Inviando il tuo commento acconsenti al trattamento dei dati personali come ai sensi del D.lgs. 196/2003 sulla privacy.

Rimani aggiornato
Sottoscrivi il Feed RSS

Partner