Farinelli: la voce bianca andriese che conquistò tutta l’Europa
Il successo inarrestabile di una voce straordinaria apprezzata dai sovrani.
Nel lontano 1705, precisamente il 24 gennaio, nacque ad Andria Carlo Maria Michele Angelo Brosco. Si tratta di un nome poco familiare perchè questo celebre artista viene ricordato con il celebre pseudonimo: Farinelli.
Fin da bambino Carlo fu educato alla musica, visto che suo padre Salvatore, aveva studiato al Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo a Napoli, per poi tornare ad Andria dove divenne maestro di cappella dei Carafa. Questo intimo legame con la nobile famiglia, fece sì che lo stesso Carlo, il 26 gennaio 1705, nel giorno del suo battesimo, avesse un padrino d’eccezione, Fabrizio V Carafa, XI duca di Andria che, non potendo essere presente personalmente alla funzione liturgica, nominò come suo delegato Lucio Pincerna.
La sua iniziazione alla musica, non si limitò all’educazione paterna. A soli 10 anni, Carlo aveva già subito quello che allora veniva definito bonariamente “un sacrificio in nome dell’arte”, l’orchiotomia, ovvero la castrazione. In nome del notevole successo economico che avrebbe avuto un cantante evirato, questa pratica atroce veniva effettuata con molta disinvoltura senza tener conto delle gravi conseguenze ad essa connesse: dagli squilibri ormonali a gravi forme di depressione. Si trattava di una menomazione fisica clandestina ma comunque molto diffusa nel Settecento perché impediva il cambiamento della bella voce di un bambino. Questa pratica permetteva di conservarla nel tempo e così si poteva essere avviati alla professione di cantore evirato.
Era una figura molto ricercata in quel tempo. La Chiesa, infatti,impediva alle donne di cantare durante le funzioni liturgiche e in teatro, e quindi la incentivava tacitamente. Fu così che Carlo fu destinato a diventare, suo malgrado, la più celebre voce dell’Europa. Nel 1717, subito dopo la prematura morte del padre, Carlo e la sua famiglia si trasferirono definitivamente a Napoli e, con i fratelli Riccardo e Dorotea, mutò il cognome in Broschi, in onore del padre. Qui, Carlo frequentò la scuola di canto del più famoso maestro privato dell’epoca, Nicola Porpora. Nel 1720, a soli quindici anni, debuttò in casa del principe Caracciolo della Torella, con l’opera Angelica e Medoro, musica di Porpora e testo di Metastasio, colui che diventò il più celebre autore di libretti d’opera del 1700 nonchè suo grande amico. Fu la sua giovane età che lo portò ad essere soprannominato “il ragazzo” e solo in seguito il “Farinello” poi mutato in Farinelli, forse in onore dei magistrati Farina, suoi mecenati.
Fin dagli esordi si preannunciava una scalata verso un successo inarrestabile, apprezzato e stimato ovunque, si esibì nei più importanti teatri italiani e subito dopo, la sua maestria vocale varcò i confini alla conquista dell’Europa. A Bologna conobbe il conte Sicinio Pepoli, un aristocratico solito ad organizzare stagioni musicali e teatrali, e fu così che nel 1732 ne ebbe la cittadinanza. Nello stesso anno si recò a Vienna per esibirsi davanti all’imperatore Carlo VI d’Asburgo e alla sua corte.
Due anni dopo, dietro invito del conte di Essex, si trasferì a Londra dove entrò a far parte di una compagnia organizzata dal principe di Galles. Nel 1737 la voce del Farinelli fu usata anche a fini terapeutici: la regina di Spagna, Elisabetta Farnese, invitò a corte il nostro concittadino, affinché con la sua voce alleviasse la depressione di cui soffriva suo marito, Filippo V di Borbone. Il re rimase incantato da quella voce tanto che Farinelli per ben nove anni,
abbandonando i palcoscenici d’Europa, continuò ad esibirsi tutte le sere solo per lui, divenendo addirittura confidente e consigliere dello stesso.
Alla morte del re, il Farinelli decise di continuare a cantare per il figlio e successore Ferdinando VI, grande intenditore di musica, che nel 1750 lo onorò del titolo di Cavaliere di Calatrava, riservato solo ai nobili. Fu in questa occasione che si fece ritrarre dal grande pittore molfettese Corrado Giaquinto, suo amico. L’opera evidenzia l’eleganza e la leggiadria del nostro concittadino. Ma dopo aver toccato l’apice del successo, iniziò un periodo di decadenza del suo nome.
Forse per problemi politici fu obbligato a lasciare la Spagna e costretto a tornare in Italia, iniziò così un periodo triste della sua vita in cui venne sopraffatto dalla depressione per via della castrazione subìta da bambino e dei gravi lutti. Farinelli morì all’età di settantasette anni quasi dimenticato da tutti il 16 settembre 1782 a Bologna, portando con sé quella purissima voce che riuscì a conquistare le più rinomate corti d’Europa.
© Il Domani Andriese - 2009

venerdì, 30 luglio 2010














