Federico II,  qualche verità storica sull’uomo più amato di Andria

Federico II, qualche verità storica sull’uomo più amato di Andria

La sua storia ha diviso cronisti e storici del suo tempo e del nostro. Imperatore eclettico e dai molteplici interessi, dalle nostre parti di lui si è detto tanto di bene, a volte anche oltre la giustizia storica, perché la vicenda umana di Federico II e quella della città di Andria si intrecciano o forse si toccano solo. E questo lascia nei nostri cuori un ricordo, non sempre corrispondente alla memoria storica.

Per un uomo che amava definirsi “figlio del miracolo”, la città natale Jesi diviene “patria e origine di Cesare”, una “Betlemme […] perché ha dato i natali al principe dell’Impero Romano…” [1], e sua madre “Nostra divina genitrice”.

Federico II nacque il 26 dicembre 1194 da Costanza d’Altavilla, in viaggio per raggiungere a Palermo suo marito Enrico VI Imperatore del Sacro Romano Impero che, il giorno di Natale, sarebbe stato incoronato re di Sicilia. La nascita dell’erede svevo al trono di Sicilia, “deluse le aspettative di chi ambiva al trono contando sulla sterilità della multum annosa Costanza e scatenò una valanga di voci diffamatorie fra cui quelle per cui Federico II fosse figlio di un prete, di un beccaio[2], di un contadino… o addirittura del demonio!”[3]. Altri invece, come Goffredo da Viterbo, videro in lui il salvatore, il futuro re del mondo destinato a riunire Occidente e Oriente, il nuovo Costantino capace riorganizzare l’impero romano[4].

Ecco, uomini come Federico II non possono che dividere, che generare sentimenti contrastanti. Ma non ad Andria, quella città appellata Fidelis per suo volere, come inciso sull’unica quelle quattro porte medievali rimasta intatta. Anzi secondo alcuni, gli andriesi, attori e fautori, spesso inermi, di uno scempio delle bellezze architettoniche e non solo della loro città mai l’avrebbero privata di quell’effige che ricorda il legame tra Andria e l’Imperatore Svevo.

Federico II degli Hohenstaufen, che eredita per parte paterna l’Impero svevo-tedesco e dalla madre il Regno di Sicilia, dopo la tutela del pontefice Innocenzo III, esordisce politicamente nel 1208 mostrandosi subito uomo deciso e sorprendente.

Peculiarità del suo carattere e del suo temperamento fu la curiosità. Questa lo portò a compiere esperimenti, alcuni presenti nelle Cronache del contemporaneo fra’ Salimbene. Per esempio, ci racconta che Federico II per comprendere se per una buona digestione fosse preferibile il riposo o il movimento, allietò con il cibo alcuni uomini, costringendoli dopo a correre o riposare, per poi far squartare ed esaminare i loro stomaci.

La sua curiosità è divenuta anche oggetto di una delle Fiabe Italiane di Italo Calvino: “La leggenda di Cola Pesce”[5].

Appassionato di filosofia, scienze della natura, poesia, si divertiva nelle discussioni dotte con i filosofi e gli scienziati di corte o dedicandosi a poesia, canzoni, caccia, all’ascolto di musica oppure assistendo alle danze offerte dalle donne saracene.

“Il mecenatismo federiciano sottomette la scienza agli svaghi e alle esigenze della corona: è capace di intuirne le applicazioni pratiche, ma al solo scopo di soddisfare le proprie curiosità e i propri interessi privati.[…]. Il sapere ha la sua sede naturale nella corte del principe: serve ad acquistare fama, a primeggiare, a raggiungere la ricchezza”[6].

Tra le ragioni che lo legano ad Andria, la presunta presenza in Cattedrale dei resti mortali di due delle sue quattro mogli. Parlare delle donne degli uomini di potere è moda, dopo Kennedy, eppure appassiona perché questi uomini hanno spesso vite complicate per scelta e anche in rispetto dei contorti quadri delle operazioni diplomatiche e militari che richiedevano alleanze matrimoniali che sigillino patti. Sposo in prime nozze nel 1209[7], nelle seconde, avvenute nel 1225, sposò la figlia del valoroso crociato Giovanni, Jolanda di Brienne (o Isabella), dal quale ereditò la Corona di Gerusalemme[8].

Nel 1235 Federico prese in moglie Isabella d’Inghilterra, sorella di Enrico III d’Inghilterra e, vedovo per la terza volta, si unì all’amante Bianca Lancia della famiglia dei conti di Loreto dalla quale aveva già avuto figli tra i quali il prediletto Manfredi[9]. Secondo alcune fonti medievali due cofani custoditi nella cripta del duomo di Andria avrebbero dovuto contenere i resti di Jolanda di Brienne e di Isabella d’Inghilterra, mogli di Federico II di Svevia. I sarcofaghi della cattedrale di Andria furono riaperti nel 1904 e furono rinvenuti nove corpi: cinque salme in un sepolcro (due maschi, una femmina e due di sesso incerto), e  quattro nell’altro (due maschi e due femmine). In verità  in passato spesso, per utilizzare pienamente i loculi nelle basiliche più elitarie e ambite, in uno stesso sarcofago potevano essere unite più sepolture, ma non così tante e non se si trattava delle mogli dell’Imperatore.

L’équipe del prof. Gino Fornaciari, docente della sezione di Paleopatologia dell’università di Pisa, riaprì le tombe nel 1992: si constatò che l’età della morte della donna ritrovata nella prima tomba aderirebbe con la realtà storica di Isabella d’Inghilterra, e quella di una delle due donne nella seconda tomba a Jolanda di Brienne. Restano molti dubbi: i corpi di uomini rinvenuti assieme alle due possibili imperatrici sono stati sepolti in periodi o in momenti diversi o coevi? Perché i corpi di due donne importanti riposerebbero in due cofani miseri? I sarcofagi possono essere stati profanati?

Non vi è risposta, eppure a tutti i bimbi di Andria si racconta che, nella nostra Cattedrale, vi sono i resti delle mogli di quello che un giorno fu un grandissimo re e che amò la nostra città più di ogni altra fino a soprannominarla Fidelis e a impreziosirla con un castello unico nel suo genere. Ma in questo racconto quanta storia c’è e quanta leggenda?

Bibliografia:

Calvino I., Fiabe italiane, Einaudi Editore, 1956.

de Robertis F. M., Federico II di Svevia nella rappresentazione delle fonti, negli atti delle quarte giornate federiciane, 1977.

fra’ Salimbene da Parma, Chronica

Horst E., Federico II di Svevia, BUR, 1977.

Porsia F., Indirizzi della tecnica e della scienza, negli atti delle quarte giornate federiciane, 1977.



[1] E. Horst, Federico II di Svevia, 1977, p. 25.

[2] Ossia macellaio, o per alcuni, contadino.

[3] F. M. de Robertis, Federico II di Svevia nella rappresentazione delle fonti, negli atti delle quarte giornate federiciane, 1977.

[4] E. Horst, Federico II di Svevia, 1977, p. 24.

[5] La fiaba racconta di Cola, un ragazzo che amava nuotare nel mare di Messina tutto il giorno, e di sua madre la quale, stanca della sua maniacale passione, un giorno gli lanciò una maledizione:“Cola! Che tu possa diventare un pesce!”. E Cola divenne davvero mezzo uomo mezzo pesce e la madre ne morì.

Il Re Federico II venne a sapere della sua esistenza, lo mandò a chiamare e gli chiese di nuotare intorno alla Sicilia per scoprire dove il mare fosse più profondo e cosa si vedesse. Cola Pesce soddisfò questa curiosità del Re Federico II, ma lui lo coinvolse in altre simili ricerche. Spaventato, Cola perse la voglia di gettarsi in mare. Allora Federico II si levò dal capo la corona del Regno e la buttò in mare chiedendo a Cola di andarla a prendere. Cola si tuffò con una manciata di lenticchie e, dopo tanto aspettare, le lenticchie vennero a galla, mentre Cola Pesce s’aspetta ancora che torni.

[6] Franco Porsia, Indirizzi della tecnica e della scienza, pp. 284, 287, negli atti delle quarte giornate federiciane, 1977.

[7]  La prima moglie fu una donna molto più anziana di lui, la religiosa Costanza d’Aragona. Dopo la sua morte, sposò Isabella che morì a soli 16 anni per postumi da parto.

[8] La prima unione fu favorita da papa Innocenzo III, che si dice che per le nozze gli fornì i mezzi militari, la seconda da papa Onorio III, mentre sposò Isabella d’Inghilterra per volere di Gregorio IX.

[9] Secondo alcune fonti la prese in moglie e legittimò i loro figli nel 1246 trasferendosi da Foggia al castello di Gioia del Colle, anche se per la Chronica di fra’ Salimbene da Parma il matrimonio con Bianca avvenne con l’imperatore in punto di morte. Una leggenda, tramandata da padre Bonaventura da Lama e ripresa dallo storico Pantaleo, invece, vorrebbe Bianca rinchiusa in una torre del castello di Gioia del Colle, detta ora Torre dell’Imperatrice, per volere dello stesso Imperatore, durante la gravidanza di Manfredi. La somiglianza di questi con Federico cancellò ogni sua traccia di gelosia, ma non l’umiliazione di Bianca che si tagliò i seni e li inviò all’imperatore su di un vassoio assieme al neonato “passando ad altra vita”.

2 Comments

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    prof Alravilla febbraio 25, 2014

    Non è mai esistito alcun documento che provi il matrimonio di Federico II e Bianca Lancia.Se così fosse stato avrebbe cambiato il suo testamento che escludeva dal trono i figli illegittimi,NON NATI DA MATRIMONI DINASTICI, tra cui Manfredi(solo principe della Capitanata)Documenti aliundi alludono alla circostanza che la morte di Pier delle Vigne fosse stata cagionata per presunto tradimento con Bianca Lancia ed il sospetto che Manfredi fosse figlio di Pier delle Vigne.Contrariamente a quanto affermano fantasiosi redattori, MANFREDI, ALTISSIMO E POSSENTE, NON SOMIGLIAVA AFFATTO AL PADRE E NON è ESCLUSO CHE IL PARRICIDIO SIA NATO PROPRIO DALLA CIRCOSTANZA CHE Manfredi FOSSE A CONOSCENZA CHE FEDERICO II NON FOSSE IL PADRE.LA RIAPERTURA DELLA TOMBA DI FEDERICO II, RIMASTO INTEGRO FINO AL 1700,da parte di multinazionali riconducibili al Borbone, generano il legittimosospetto che abbiano voluto mescolare il corpo di Federico II con resti di altri cadaveri, per accelerare la decomposizione e rendere più difficile rintracciare il DNA.ASSURDO CHE NON abbiano ancora detto come sia morto Federico II, secondo l’archivio segreto del Vaticano, prima avvelenato con l’arsenico ed essendosi ripreso soffocato con un cuscino dal figlio.Il Parricidio provoca la decadenza per i discendenti, in perpetuo, di ogni titolo e rango

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      Raffaella Ardito febbraio 25, 2014

      Gent.mo prof., innanzitutto grazie per l’attenzione che ha mostrato leggendo l’articolo. Provo a risponderle perché forse sono stata poco chiara. 1. Sul matrimonio di Federico II e Bianca Lancia parlo di fonti (che possono essere di vario tipo, come lei ben sa) e leggende, perché tutto l’articolo si muove su quel filone: smontare un mito e un legame con la città.
      Ho scelto di non entrare proprio nella questione Manfredi, a parte quella cosa della somiglianza che compare nel la leggenda, INFATTI. Anche le leggende vanno raccontate, ricordando che lo sono.

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