Gesù misericordia, chiesa della speranza del Signore

Gesù misericordia, chiesa della speranza del Signore

Nella zona Sud-Ovest della città di Andria, il territorio è caratterizzato dalla presenza di letti artificiali di acque piovane, le lame, nei pressi dei quali in passato si svilupparono degli insediamenti rupestri che sfruttarono la presenza di questo vitale elemento, l’acqua, e di cavità e grotte naturali scavate nel banco tufaceo usate come dimore.

Andria secondo recenti studi è una delle aree del Nordbarese più ricche di insediamenti rupestri, di cui alcuni attualmente sono individuabili grazie alla presenza di alcuni luoghi sacri. Infatti, accanto alle ben più famose chiese rupestri di Santa Maria dei Miracoli, della Madonna dell’Altomare e di Santa Croce, degna di nota è la chiesa dedicata a Gesù Misericordia.

Essa sorge in una stradina a ridosso della chiesa di Santa Maria Addolorata alle Croci, a cento metri dalla ben più nota chiesa di Santa Croce, che vista la vicinanza, molto probabilmente facevano entrambe parte dello stesso banco tufaceo. Esternamente induce a considerarla un edificio che risale al XIX-XX secolo, ma nel suo interno nasconde una storia secolare, una summa di devozione sacra, arte e natura. Varcando la decentrata porta della facciata, scendendo alcuni scalini, si entra in chiesa lateralmente rispetto alla navata che oggi si presenta divisa in tre campate e guardando il soffitto si scorge l’imponenza della roccia calcarea compatta.

L’ambiente interno è molto semplice e inizialmente era pari ai due terzi dell’attuale chiesa, che fu ampliata e quindi allungata nei primi anni del XIX secolo quando il vescovo di Andria, mons. Bolognese, l’adibì agli esercizi spirituali dei seminaristi. Alla sua morte, in parte fu abbandonata, le stanze adiacenti furono usate per effettuare le autopsie dei morti o uccisi o deceduti per disgrazia.

Sulla parete di fondo dell’unica navata, emerge il grande affresco della crocifissione, la cui parte centrale, presumibilmente nel 1866, quando la chiesetta fu restaurata per volere del cappellano don Raffaele Tota, venne inquadrata con una cornice di legno per farne una pala d’altare ed il resto dell’affresco ricoperto dall’intonaco, sottovalutandone i danni arrecati.

Restaurato nel 1995, l’affresco si è rivelato un palinsesto di diverse stratificazioni pittoriche. Dominante è la figura di Gesù crocifisso, dalle cui ferite fluttua ancora sangue, tuttavia ormai abbandonato alla volontà del Padre, con un volto sereno che infonde fiducia e speranza in chi lo guarda, misericordioso, caratteristica che dà il nome alla chiesa stessa “Gesù Misericordia”.

Alla sua destra vi è l’Addolorata, che si mostra disperata di fronte alla morte del Figlio. Entrambi i soggetti apparterebbero all’affresco originario databile al XII-XIII secolo. Dall’altro lato, dall’alto verso il basso, si osservano Santa Cecilia, patrona dei musicisti, con tra le mani una pianola, e Maria Maddalena, effigi che risalirebbero al XVI-XVII secolo. Nella nicchia adiacente il grande affresco, ve n’è un altro che rappresenta la Madonna che allatta, forse del XIX secolo, immagine che riprende il tema bizantino della Galaktotrophusa meglio conosciuto come il tema delle Vergini della Tenerezza.

La chiesa rimase aperta al culto forse fino alla fine della seconda guerra mondiale per poter essere poi abbandonata nuovamente. Oggi dipende dalla vicina chiesa dell’Addolorata alle Croci e rimane aperta solo il venerdì.

Giusy Matera

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